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Ricostruzione Storica
Nei primi mesi della 2° Guerra Mondiale, Genova fu bombardata per due volte da formazioni navali francesi (il 14/6/1940) e inglesi (il 9/2/1941) provocando lievi danni ma molto spavento e ansia nella popolazione, la reazione militare contro il nemico fu quella della “Batteria Mameli” (fu colpito un cacciatorpediniere francese), della torpediniera Calatafini e di due MAS. Questi fatti resero evidente l’insufficiente difesa costiera della città, uno dei poli dell’industria militare della nazione.
Per ovviare a questa mancanza il Regio Esercito (R.E.), cui era demandata la difesa foranea della città, iniziò un programma di costruzione di batterie costiere per la difesa foranea, infatti, oltre alla “Batteria Mameli”, in servizio dal 1935 posta in località La Vetta di Pegli (Genova) ed equipaggiata con tre cannoni da 152/50 A 1918 [1], entro l’estate del 1942 furono rese operative le seguenti postazioni:
- 200° Batteria R.E., località Quinto al Mare sulle pendici del Monte Moro con 3 cannoni da 152/45;
- 201° Batteria R.E., località Punta Chiappa sul Monte di Portofino con 3 cannoni da 152/45 [2];
- 250° Batteria R.E., località Punta Martin ad Arenzano con 2 cannoni da 381/40 A 1914;
- 251° Batteria R.E., località Monte Moro con 2 cannoni da 381/40 A 1914.
Dopo l’8 settembre 1943, data dell’Armistizio tra l’Italia e gli Alleati, le Forze Armate tedesche assunsero la responsabilità della difesa delle coste italiane ed intrapresero notevoli lavori di miglioramento e rinforzo strutturale delle installazioni. Furono costruite casematte chiuse di tipologia standard nell’esercito tedesco, che garantivano una maggiore protezione generale della postazione in particolare dagli attacchi aerei. Lavori di questo tipo interessarono anche la batteria posta in località Punta Chiappa sul Monte di Portofino, racchiudendo due dei tre cannoni.
Al termine della guerra tutte le batterie, private del loro armamento furono abbandonate.
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